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Arabia Saudita

Arabia Saudita
di Adele Losito – photo Studio Paolo Ferrari_Desert Rock

Il nuovo hub globale
dell’hospitality d’élite

Il Paese sta vivendo una trasformazione territoriale senza precedenti, guidata dalla Vision 2030. Al centro di questo ambizioso piano c’è NEOM, un progetto da 500 miliardi di dollari esteso su 26.500 km², concepito non come una semplice città, ma come un “laboratorio vivente” per l’innovazione architettonica, urbana e sociale. NEOM mira a diversificare l’economia saudita in settori strategici come tecnologia, turismo e sostenibilità. Progetti iconici come The Line, una città lineare di 170 km senza automobili, incarnano un nuovo paradigma urbanistico basato su densità abitativa, rispetto per l’ecosistema naturale e qualità della vita.

Desert Rock: lusso rigenerativo, architettura e tectonica

Il Resort inaugura un nuovo paradigma di ospitalità, in cui il lusso si traduce in pratica rigenerativa e in un dialogo profondo con l’identità del territorio. Non un gesto architettonico dominante, ma un dispositivo che, attraverso la tettonica materica del sito, restituisce un’esperienza quasi metafisica di riconnessione con le forze originarie. Incastonato tra le rocce millenarie dei Monti Hijaz, il progetto si configura come una sintesi di architettura, natura e cultura, dissolvendosi nella monumentalità geologica del contesto. Firmato da Oppenheim Architecture per il programma Red Sea Global, il resort diventa al tempo stesso place branding internazionale e modello di ecoturismo contemporaneo. La logica progettuale evoca la continuità tra geologia e costruzione propria della tradizione rupestre nabatea, trasformando l’ospitalità in un processo di scavo e scoperta. Su circa 30.000 metri quadrati, il masterplan si articola in Wadi Villas, Cliff Hanging Villas, Mountain Crevice Villas e Mountain Cave Suites, modulando l’esperienza in diverse intensità di prossimità con la roccia.

Architettura tellurica e sostenibilità ontologica

L’intervento assume la morfogenesi come principio generativo, estendendo l’architettura dal paesaggio stesso e conferendole il carattere di una preesistenza geologica. La sostenibilità non è aggiunta tecnologica ma condizione fondativa: materiali locali, spesso estratti e riutilizzati in situ, incorporano cromie e stratificazioni del contesto, definendo un linguaggio coerente con il carattere tellurico del luogo. Le soluzioni tecniche, dalla gestione idrica e climatica alla certificazione LEED Gold fino al progetto di illuminazione conforme alla Dark Sky Policy, sono calibrate per preservare la dimensione cosmica del cielo notturno quale parte integrante dell’esperienza percettiva. In Desert Rock, architettura e paesaggio si fondono in un’unica dimensione esperienziale, dando forma a un’ospitalità che non consuma il luogo, ma lo rigenera. Un’architettura tellurica che si misura con il tempo geologico, trasformando il resort in un santuario contemporaneo in cui l’essere umano ritrova la propria appartenenza al cosmo.

Materia, artigianato e senso del luogo

Gli interni, curati da Studio Paolo Ferrari, costruiscono una grammatica che coniuga materia, artigianato e genius loci in un linguaggio al contempo arcaico e contemporaneo. Gli spazi evocano cavità e pendii, lasciando affiorare la roccia in dialogo con cemento, intonaco, calcare, bronzo e legni lavorati con tecniche tradizionali. Ne emerge un lessico materico che restituisce insieme monumentalità e intimità. Oltre 200 elementi custom, dai divani incassati, le lampade scultoree, le maniglie fuse in sabbia, non sono semplici arredi, ma dispositivi che radicano l’esperienza in un continuum che va dalla geologia alla cultura materiale. Come afferma Ferrari: “Desert Rock Resort è sinonimo di artigianato, di fatto a mano, di autenticità nei materiali e di un legame spirituale con il sito. È un progetto che parla di minerali, di memoria e di una ritrovata essenzialità.”

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